Cover art by Soul Voice® practitioner
Carmencita Catania

 

Da Est come da Ovest, così come da Nord a Sud e viceversa, le porte delle conoscenze acquisite dalle società umane nei secoli, piano piano si sono aperte, facendo confluire le antiche e nuove saggezze in rivoli colorati più o meno silenziosi, misteriosi ma anche sfaccettati che incrociandosi tra loro hanno generato ulteriori affluenti al grande fiume della ricerca della verità.
Le porte degli antichi templi si sono aperte lasciando che i rituali, i suoni e le parole di quelle radici potessero essere tradotte in un linguaggio comprensibile e comune nell’oggi, così come la conoscenza e le esperienze verificate della scienza moderna hanno cominciato ad accedere a territori dove questa ricchezza potesse essere condivisa sempre più come patrimonio di tutti. È successo che le culture tribali e sciamaniche cominciassero a spaziare e ad esistere oltre i loro confini geografici suggerendo visioni, approcci e riflessioni che fanno intravedere l’esistenza di altro rispetto a una modalità di pensiero razionale che evolvendosi ha perso la connessione con le proprie origini culturali, legate alla natura e alla saggezza contadina e popolare. Molto spesso, questi diversi approcci provenienti da luoghi e tempi così lontani e diversi, si sono trovati a confluire negli stessi luoghi del sapere.
Questo è quello che sta succedendo oltre la cortina di notizie ed eventi che parlano della difficoltà, dell’affanno e delle paure con cui la nostra società sta sempre più chiaramente facendo i conti: il cambiamento è in corso ormai da tempo. Sta di fatto comunque che è sempre più nella nostra disponibilità l’accesso a strumenti di conoscenza, riflessione e lavoro su di sé che ci aiutano a dare risposte e trovare soluzioni che escono dagli schemi abituali in cui ci sentiamo costretti e che ci riportano sempre nello stesso punto dal quale non troviamo possibilità di respiro perché finisce per ripetersi sempre lo stesso schema. Quando scegliamo di concederci il permesso di ascoltare e di chiedere a noi stessi cosa ci sta parlando dentro e di cosa abbiamo davvero bisogno per migliorare la nostra condizione, allora si aprono orizzonti sopiti dalla coltre delle convenzioni culturali, sociali, familiari, che ci propongono sempre lo stesso modello che ci distrae e ci separa.
Quando incontriamo tecniche e/o modalità di lavoro per elaborare le difficoltà che troviamo in noi, in questo cammino, che accendono dentro di noi qualcosa e sentiamo che ci chiamano a sé, secondo la mia esperienza, è importante andare a vedere di cosa si tratta. Perché nulla avviene a caso in questo nostro mondo così perfetto, e non potrebbe essere diversamente. Nel mio percorso è stato davvero importante lasciarmi guidare dalla domanda: “Cosa è giusto per me, cosa sento che mi appartiene veramente e fa di me davvero me?”
Le risposte, all’inizio più confuse e incerte, si sono via via schiarite e hanno preso una direzione sempre più precisa andando così anche a sconfiggere credenze negative e limitanti che mi facevano intendere di non poter accedere a ciò che davvero mi piaceva, mi attraeva e sentivo che aveva cose da dirmi, al di là di considerazioni di tipo razionale. Ho così potuto darmi il permesso di studiare e imparare tante cose a cui credevo di non poter avere accesso: dalla geobiologia alla medicina tradizionale cinese, il tango argentino, ma certo non solo. I primi passi verso “l’ignoto” li ho fatti senz’altro nell’alimentazione. Vedevo che il mio corpo non stava bene continuando a seguire una dieta di tipo tradizionale emiliano, con l’aggiunta di abitudini viziose dovute alla tipica vita studentesca, e ho cominciato a cercare dove potessi andare per trovare qualcosa che fosse più adatto a me. Ho capito poi, nel corso del tempo, che questa mia attenzione al cibo, era dovuta anche al fatto di rielaborare la sofferenza connessa con il primo nutrimento ricevuto: il latte materno. Mia madre infatti fu costretta ad una interruzione precoce a causa del dolore che provava, tanto da costringerla a dover subire un intervento chirurgico molto invasivo. Lei voleva allattarmi e lo ha fatto soffrendo enormemente, mentre io mi sono alimentata di un latte non sempre pienamente sano e che portava la memoria della sua sofferenza, costretta poi ad un distacco precoce. Queste memorie sono rimaste impresse dentro di me, stabilendo un punto di connessione con altri traumi piccoli e grandi che mi parlavano sempre della medesima informazione di mancanza e abbandono, di paura di non farcela, di non avere abbastanza e di non essere in grado di sostentarmi da sola. La reazione istintiva da bambina è stata di cercare più cibo di quanto mi servisse, tentando così di compensare quell’antica mancanza e poi, più adulta, tutto questo si è trasformato nell’opportunità per me di una ricerca, di studi, lavoro ed evoluzione di me stessa e nel mio stile di vita che mi hanno dato grande soddisfazione.
Così è andata anche per il lavoro con la voce.

La Voce che ricorda
“L’ostacolo più grande che poniamo al vivere la vita pienamente è la nostra mancanza di essere in completa accettazione di dove, chi e cosa siamo. Fingiamo, giudichiamo, ci facciamo migliori o peggiori di quello che siamo. Ci nascondiamo dietro ad un titolo o ad un nome, all’essere “qualcuno”. Reagiamo, procrastiniamo, abbiamo paura di evadere dalle nostre abitudini e fare il salto. Come sarebbe la vita senza tutte queste etichette? Come può la vita trovare te dentro tutte queste ombre?”
“Soltanto quando permettiamo a noi stessi di sospirare, ridere, piangere, lamentarci, gemere, abbiamo il senso della libertà”.
Il fatto è che “La voce ricorda quello che abbiamo dimenticato”.
E io non lo sapevo. Noi non lo sappiamo, o meglio, lo abbiamo, appunto, dimenticato, nascosto a noi stessi, che abbiamo sempre usato il suono della nostra voce, al di là delle parole e della grammatica, per manifestare il nostro stato emozionale e ciò che siamo, e comunicarlo a chi è vicino a noi.
“Il suono è di fatto un linguaggio di ordine superiore”.
“Questo collegamento non verbale ha rappresentato un mezzo di comunicazione essenziale per centinaia di migliaia di anni d’evoluzione umana, e per milioni di anni d’evoluzione animale che li ha preceduti.” .
Ma non solo, questi suoni, questo linguaggio non verbale appartiene a tutti e tutte indistintamente, su tutto il pianeta, è universale. Lo studio di Manfred Clynes nel 1960 ha ampiamente dimostrato, se ce n’era bisogno, che “persone a qualsiasi latitudine, appartenenti a qualsiasi società o razza, esprimevano le emozioni come rabbia e amore (emozioni primarie) allo stesso modo”. I nostri suoni emozionali sono un linguaggio universale che ci collegano a tutti gli esseri, umani, animali e vegetali, anche al di là della storia, ci connettono e ci fanno abitare un unico luogo in cui riconoscerci.
Da bambina mi piaceva cantare e giocavo con la mia voce in modo spontaneo perché ancora era presente in me la naturalità di espressione del mio sentire. La mia mamma invece aveva imparato a zittirla da tanto tempo questa spontaneità tentando così, non dandogli voce, di silenziare il suo dolore e di essere una brava figlia, moglie, persona. Ha cercato di insegnarlo anche a me, zittendomi, nel criticare la mia voce “stonata”. Anche lei non sapeva. Non sapeva che nostra Madre Natura ha fatto tutto in modo perfetto e che vuole darci l’opportunità del meglio per noi. Madre Natura nutre e illumina tutti, belli e brutti, giovani e vecchi, senza distinzioni di razza o altro, e d’altra parte queste sono categorie umane. Madre Natura ha posto per tutti ma qui dove esistono il giorno e la notte, il maschile e il femminile, ci offre un luogo dinamico dove abitare e ci dà gli strumenti per poter vivere al meglio.
Il dolore esiste, esistono la paura e la rabbia ma …abbiamo lo strumento per affrontare tutto questo che fa tanto più male se lo tratteniamo compresso dentro di noi, piuttosto che liberarlo e così guardarlo e lasciarlo andare, trasformandolo in qualcosa di utile, efficace e produttivo per il nostro benessere.
Quando ci tiriamo una martellata su un dito è naturale urlare e portare fuori la pressione che abbiamo sentito, (come sarebbe se implodesse dentro?) e così per esempio quando si partorisce, il dare suono alle ondate di contrazioni e rilassamento giovano naturalmente moltissimo alla gestante come a chi sta nascendo. È una legge di natura, una delle tante, certo non scritte ma effettive leggi, quella di farci anche attraversare dalle emozioni digerendole, senza trattenerle, senza averne paura e portarle nel mondo, come a restituirle. È così che diventiamo padroni di noi stessi e noi stesse, non più vittime.

Corpi risonanti
Lei, la mia mamma, non sapeva, e noi non sappiamo più, che in realtà “nel nostro corpo esistono proteine con funzione di micro antenne, estremamente sofisticate, che sono direttamente collegate con il DNA e che funzionano da trasmettitore e ricevitore di frequenze. Le emozioni, i pensieri e le parole hanno una loro frequenza vibrazionale, cioè generano lunghezze d’onda di varie velocità e durata, che vengono trasmesse grazie al campo magnetico del corpo umano e delle singole cellule, e che possono attivare queste micro antenne. Emissioni negative (paura, ansia, rabbia e simili) attivano solo alcune di queste “antenne”. Mentre le emozioni positive attivano un numero più elevato di “antenne” perché generano una lunghezza d’onda veloce e corta” . Dunque c’è molto più spazio in noi per essere felici che infelici, è così che siamo predisposti. Pensate che “il feto sente prevalentemente suoni acuti: in ambiente liquido, infatti, l’orecchio filtra i suoni acuti, più alti, e cancella i suoni gravi” . Mia madre non sapeva e io nemmeno, allora, e così ho creduto, così come aveva creduto lei, a quella necessità di nascondere, bloccare, non manifestare, seppur mi piacesse continuare a cantare. Così imparai a farlo di nascosto e a voce bassa. Dopo, attraverso il lavoro svolto anche con il metodo Soul Voice®- La voce dell’Anima, mi sono resa conto che avevo proprio chiuso una saracinesca tra me e me, per impedire che qualcosa dal profondo potesse trapelare. È così che succede. A tutti. Far tacere la nostra voce significa far tacere le nostre emozioni, la nostra verità, la nostra stessa identità, significa zittire la vita che ci abita. “Noi non produciamo emozioni in base a situazioni specifiche, ma siamo l’emozione stessa. Siamo esseri eternamente situati emotivamente. Le nostre emozioni ci conducono, parlano e mettono in risalto a livello sottile ciò che la nostra anima sperimenta e vuole comunicarci.

La Voce che parla di noi
La nostra voce porta al mondo noi stessi con le nostre emozioni e se la nostra voce risulta sgradita allora anche il suo contenuto, cioè il nostro sentire, il nostro essere, è sgradito, sbagliato, giudicato. Per questo è così delicato lavorare con la voce, ma anche così importante, profondo e trasformativo. Accettare di lavorare con la propria voce è già un passo significativo che ci conduce nella direzione di volerci ascoltare, di volerci accogliere, smettendo di scappare e di mettere maschere che ci facciano credere di poter essere altro da ciò che siamo. Per essere accettati ed avere riconosciuto il nostro posto nelle comunità a cui via via apparteniamo o crediamo di voler appartenere, succede che temiamo di conoscere la nostra vera voce. Tentiamo di controllarla, di farla restare entro certi limiti che consideriamo accettabili. Quante volte ho sentito dire “la mia voce non mi piace” o “ho una brutta voce” oppure è stata proprio la voce stessa a dirmi della sofferenza insita in quelle parole trattenute, espresse con un filo di voce, appena pronunciate o invece quasi urlate prepotenti che riempiono tutti gli spazi temendo di non riuscire a farsi sentire. Ho sentito voci suadenti e insidiose o velate, timide, incerte. Non poter essere sè stessi è doloroso. Siamo consapevoli del fatto che la nostra voce parla intimamente di noi ma siamo inconsapevoli delle informazioni che realmente trasporta di noi nel mondo, questo ci spaventa …e quindi molte volte meglio non dire …oppure meglio imparare a modulare secondo schemi e modalità che sono riconosciuti come più graditi, creando così una sorta di intercapedine tra ciò che l’essere è e ciò che questo manifesta di sé all’esterno. E infatti anche io ho compreso da quella perentoria definizione del mio canto stonato, che c’era qualcosa di sbagliato in me, che era meglio non mostrare, che era opportuno che nascondessi al mondo la mia parte più intima per non venire censurata,  e rifiutata e , e disprezzata, …ho dovuto attraversare molti corsi d’’acqua, e vallate e montagne perché il desiderio e l’impulso di riprendere la mia voce tra le mani si facesse sentire e mi spingesse, anche contro una parte di me, verso quel viaggio così speciale che solo con la propria voce si può fare, e che io ho realizzato e continuo a realizzare, seguendo il sentiero offerto dal metodo Soul Voice®.
“Ciò che sentiamo come suono sono onde di compressione-rarefazione
dell’aria (onde sonore) prodotte dalla vibrazione dell’oggetto che produce il suono (sorgente sonora). Le corde vocali e gli strumenti musicali sono fatti per questo, ma praticamente ogni oggetto può vibrare e produrre suono, come l’’aria stessa nel vento e nel tuono, il suolo e gli edifici che tremano per un terremoto, e persino il nostro torace e addome quando il medico li “bussa” con la punta delle dita” . ( nota 9)
“Ma se osserviamo in maniera un po’ più ravvicinata le particelle subatomiche, scopriremmo che non esiste un oggetto che non sia entro un certo grado elastico e che non vibri. Il più semplice degli atomi, lidrogeno, è un “corpo elastico” vibrante fatto di un neurone e di un elettrone che a loro volta sono “corpi elastici”. …”Tutto vibra e ha una sua frequenza fondamentale come le note di una scala musicale. ” E noi vibriamo, in ogni istante, la frequenza delle emozioni che costantemente ci attraversano. È molto interessante ricordare che Gurdjieff, il famoso studioso e maestro caucasico, attraverso la sua ricerca , “…fece notare come l’uomo sia in grado di rimanere per mesi senza mangiare, giorni senza bere, minuti senza respirare ma nemmeno un secondo senza una sensazione. Infatti privati di qualsiasi feedback con il nostro corpo e con i nostri pensieri, in una totale deprivazione sensoriale dello spettro elettromagnetico, smetteremmo di esistere come esseri umani ”.
Nell’inconsapevolezza di questo continuo movimento di reazioni chimiche interiori “…Quando emettiamo un suono questo si riflette su una o più pareti e ritorna a noi. In questo modo ogni suono che produciamo (linguaggio o canto) rafforza la consapevolezza della nostra esistenza, ci rassicura, ci fa sentire vivi e vitali ”… Ma se quei suoni che emettiamo si ritorcono contro di noi perchè nascondono, mistificano, eludono e si contrappongono alla nostra verità?

L’intercapedine del sé
In quella intercapedine che si crea quando non siamo nella nostra verità, tra l’essere e ciò che di sé si manifesta al mondo, abitano l’’insicurezza e la paura ma sostanzialmente è la mancanza di fiducia in ciò che siamo, che vi abita. Siamo fragili, incerti e in lotta con la nostra natura. Mi raccontava un caro amico chiropratico come avviene questo conflitto interiore che materialmente si concretizza in continui micro-shock dovuti all’intervento del controllo sull’impulso a cui tutto il corpo si prepara attraverso la disposizione muscolare, ad esprimere la verità del sentire. Quando diciamo un no o un si per esempio, non lo diciamo solo con le parole e l’attività del nostro apparato cerebrale, lo diciamo con tutto il corpo, come è giusto che sia, dato che ogni parte di noi è vicendevolmente e strettamente connessa l’una con l’altra. E se l’impulso interiore è “sì” tutto in noi si predispone in questa direzione ma poi, se anche solo una frazione di secondo dopo, interviene il controllo che ci censura, tutta l’’espressione di questo “sì” viene bloccata, trattenuta, rimangiata, deglutita in uno stomaco emozionale che nel corso del tempo non può che intasarsi e generare disturbi di varia natura, con un senso di gran confusione interna. E che confusione, che confusione dentro! Mi trovo sempre colpita da come questi shock muscolo-emozionali sono considerati logici e normali…a cominciare dalle mamme o da quegli adulti che premurosamente al bambino o bambina che piange per qualche ragione con un sorriso e una carezza dicono:  “ Non è niente, non è niente!”
Ma non è vero che non è niente, ma come non è niente…che conflitto interiore si sviluppa tra il bimbo o bimba ,che sia, il suo dolore effettivo e l’’amore e il senso di dipendenza dalla madre o dall’adulto a cui si riferisce che sono, fonte di ogni cosa … ?
Come gestire una tale contrapposizione di informazioni? E così da piccoli.…

Il suggerimento di Madre Natura
I bambini e le bambine sanno come seguire i suggerimenti di Madre Natura, lo sanno come fare con le proprie emozioni: usano i suoni, li trasmutano e una volta liberati possono poi dedicarsi ad altro. E così la verità che ci accompagna e ci avvicina a noi stessi e noi stesse nel rispetto di ciò che siamo, diventa guarigione delle nostre ferite, rinunce, negazioni. Ci riconsegna alla fiducia che va tutto bene, che possiamo farcela e ci conforta per quello che siamo, rinforzando la percezione di noi in un senso positivo e propositivo.
Fiducia è una parola magica che apre tutte le porte chiuse dalle paure e dai dolori, dalle convinzioni limitanti; fiducia è l’acconsentire e, finalmente,  rinunciare a combattere contro di sé. 
La fiducia ci consente di accoglierci così come siamo e da lì procedere verso la nostra evoluzione come persone, come Anime, come ricercatori e ricercatrici del nostro posto nel mondo…Cogliendo noi stessi, troveremo anche la Fonte da cui proveniamo, la matrice di cui siamo costruiti, accreditiamo quella luce che al nostro concepimento si è manifestata e che ha fatto di quell’incontro cellulare una Vita, la nostra Vita…Il nostro bagaglio emozionale è l’humus su cui il nostro essere può crescere ed evolversi, è ciò di cui si può nutrire per diventare più forte, altrimenti come possiamo pensare di diventare esseri umani migliori? E il suono della voce è lo strumento di trasmutazione più efficace, così efficace che permette di viaggiare anche su piani multidimensionali. Infatti “ Grazie agli studi di cimatica (studio delle onde) abbiamo avuto prova che la vibrazione, o se vogliamo il suono, influenza la materia, dimostrando così il rapporto tra forma e frequenza: rapporto onnipresente in natura. Perciò viene da sé che l’uomo, essendo produttore di suoni, onde, movimenti, sentimenti e pensieri (sostanzialmente tutte vibrazioni come la natura stessa dell’uomo) stia continuamente plasmando il suo ambiente. ” ed inoltre,  “ La modulazione del suono è un effetto visibile di una causa invisibile: la volontà. Jonathan Goldman ha toccato il punto quando riferisce che: “ L’’intenzione dietro al suono è d’importanza estrema: può, infatti, essere importante quanto i suoni reali che sono creati. Da questo si può evincere quanto il vettore consapevolezza + suono sia importante come forma di comunicazione e, persino, di terapia. ” Perché “l’intento è determinato dall’energia che sta dietro al suono”.

Un potere nascosto
Il negarci l’’accesso a questo potere insito nell’uso consapevole dei suoni della nostra voce, ci impedisce di disporre di un potere immenso nascosto nelle pieghe delle onde vibratorie del nostro essere che ci può consentire di calpestare territori ancora troppo vergini in cui noi ci appropriamo di ciò che siamo: “creatori finalmente consapevoli” della nostra realtà.
Tutto il nostro corpo è predisposto per questo. È così forte dentro di noi questo aspetto che “ recenti studi hanno di fatto dimostrato che le ossa, avendo una struttura cristallina, si comportano come amplificatori riceventi e trasmittenti nel nostro sistema.
Dunque con la voce possiamo liberarci da quello che non ci serve e possiamo dare energia e forza a quello che esprime il meglio di noi. E questo cominciamo già a farlo respirando. Ed è questo che ci può portare alla conquista di un pensiero integrale dove corpo, mente e anima si trovano allineati in una comunicazione armonica e fluente. La comunicazione è di vitale importanza. Senza comunicazione la vita non può esistere. Comunicazione all’interno dell’organismo con sè stesso, in Natura, ovunque, dall’organismo più semplice, unicellulare, come la medusa, fino ad uno complesso come quello dell’essere umano; dal singolo fino ad abbracciare le organizzazioni sociali che coinvolgono più individui. Comunicazione con l’esterno, da dentro a fuori e viceversa, altrimenti non si può vivere. La qualità stessa della vita dipende dalla qualità di queste comunicazioni. La comunicazione permette alle informazioni di arrivare là dove è importante sapere e permette di modulare le risposte necessarie e più adatte per agire e reagire. Una corretta comunicazione rende chi la applica più forte, coeso, consapevole e capace di essere presente e padrone delle situazioni altre da sé.
Siamo così consapevoli di questo che possiamo definire la nostra società “la società dell’informazione e della comunicazione”, con un problema però: ci siamo così sporti verso l’esterno e abbiamo affidato così tanto noi stessi alla tecnologia o agli schemi o ai giudizi, in buona sostanza alla nostra parte razionale, da dimenticarci la comunicazione più importante: quella che avviene in modo diretto e non mediato prima di tutto tra i vari aspetti della persona e poi tra persona e persona. Quella comunicazione che esula i meccanismi della mente razionale con il suo bagaglio di giudizi e vibra liberamente per consentire alle informazioni più vere e profonde di essere portate alla luce della comprensione e dell’elaborazione. È questa comunicazione fratturata che ci rende più deboli, incerti, irrigiditi, incapaci di attingere a tutte le nostre risorse e di essere presenti a noi senza lasciare oscurità che ci possano condizionare, manipolare, costringere in modalità che in realtà non ci appartengono, così mettendoci in qualche modo contro noi stessi. È questa comunicazione fratturata che boicotta il nostro potere nascosto di creatori consapevoli piuttosto che inconsapevoli. Lo strumento principale di questa comunicazione rimane lo stesso di quello che usiamo quotidianamente: la nostra voce. La voce umana quando riacquista gli spazi che le appartengono, al di là delle regole del linguaggio lineare che strettamente riproduce gli schemi culturali della società che ci contiene.

L’ amore responsabile ovvero la responsabilità amorevole
Quindi si fa necessario che ci sia un atto di responsabilità davanti a questa cesura che abita dentro di noi. Acconsentire a valicare il limite che normalmente definisce i confini dentro ai quali ci autorizziamo a muoverci è un atto di responsabilità e di amore: richiede amore perché si allarghi il cuore per contenere tutto quello che c’è e richiede responsabilità perchè senza essere responsabili per accollarci noi stesse e noi stessi, nulla può davvero evolvere. E la nostra voce, da silente, si apre e si diffonde in una vibrazione che mette in comunicazione ogni parte di noi, invitando là dove c’è più chiusura ad aprirsi, a smettere di contrarsi e finalmente attraversare la distanza tra la negazione e l’’affermazione.
Se proviamo a mettere una mano sul petto mentre parliamo o facciamo qualche suono, ci renderemo conto che stiamo vibrando e possiamo percepire la corrente che si muove dentro e che ci attraversa come un unico filo di perle, cellula dopo cellula, anche lì dove il sentire si fa meno percettibile.
E allora proviamo ad ascoltarci, a partire dal respiro. Mettetevi in una posizione comoda, e ad occhi chiusi e respirate, semplicemente, con il vostro ritmo. Contemporaneamente allargate le vostre orecchie interiori e sentite con tutti i sensori di cui avete disponibilità, sentite fin dove arriva il vostro respiro, sentite dove è che vi accende e porta “presenza” e dove invece manca qualcosa, dove la vibrazione del ritmo e del nutrimento che arriva non riesce così facilmente a portare e a prendere.
Proprio lì adesso portate la vostra attenzione e il vostro respiro. Un respiro rilassato, disteso con i muscoli del viso morbidi, abbandonati. State dentro il movimento che vi culla inspirando ed espirando e come dice Osho “sedetevi dentro di voi, nel vostro bacino come se foste all’’interno di una canna di bambù” e lasciate che le sensazioni dentro di voi possano emergere senza che ne rimaniate attaccati, senza trattenerle.
Il lavoro con la voce è profondo ed importante e non intendo in questa sede entrare nel merito in modo esaustivo, esistono già i libri scritti da Karina Schelde, fondatrice del metodo Soul Voice® ed esistono i corsi e le sedute individuali che io stessa tengo così come le mie colleghe e i miei colleghi, perché il lavoro con la Voce è soprattutto concreto e ha bisogno dell’esperienza diretta per comprenderne l’’efficacia e sperimentare il movimento che questo comporta, specifico della specifica persona, essendo, ognuna ed ognuno, essere unico e speciale. Voglio però qui dare alcuni semplici spunti per avvicinare questa opportunità di relazione con sé, possibile nella vita quotidiana da subito, e così comprenderne l’efficacia e l’importanza. È un nostro diritto di nascita, come dice Karina Schelde, ritrovare la connessione con questo strumento che Madre Natura ci mette a disposizione, il più perfetto strumento che esista, ed onorarlo.

Un poco di pratica
Continuando allora a stare in una posizione comoda, ad occhi chiusi, proviamo adesso a fare un excursus tra le vocali. Partendo dalla “A” per poi procedere con le successive, una vocale alla volta e lasciando spazio di silenzio quando passiamo da una vocale all’altra. Possiamo fare una sequenza di tre o sette o nove ripetizioni della medesima vocale ma quello che importa è l’ascolto di come quella specifica sonorità si muove dentro di voi. Ogni vibrazione sonora porterà con sé, per voi,  le sue qualità che la caratterizzano, sarà più orizzontale o verticale o rotonda o aperta o chiusa o colorata o percepita, solo a metà, metà sopra o sotto o a destra o a sinistra o calda o fredda, o…Ogni vocale porta con sé un certo tipo di informazione che entra in sintonia o in resistenza con una parte di voi e vi parla di ciò che siete in quel momento, e di come lo state vivendo. Ci saranno una o più vocali che risulteranno più piacevoli per voi, con cui vi sentirete più in sintonia o che vi daranno più “respiro” e ci sarà una o più vocali che invece saranno più difficili da dare suono o vi faranno sentire un certo senso di disturbo o di fastidio o semplicemente qualcosa di “strano”. Avrete così a disposizione i due opposti elementi con cui potrete offrirvi una modalità di bilanciamento interiore facile, gratuita e piacevole.
Usate i suoni delle vocali “strane” per sperimentarvi dentro e aiutarvi a percepire sensazioni di voi che vi porteranno a conoscervi sotto un profilo che ancora non avevate esplorato. Facendo questo genere di suoni sarete più familiari con qualcosa di disagevole di voi che non conoscevate ma che vi abita e che così potrete integrare alla vostra consapevolezza. Quel qualcosa diventerà meno contratto e sarà così più semplice lasciarlo scorrere. ..Il suono della vocale vi guiderà e vi porterà a conoscere come nel vostro corpo si modificheranno le percezioni, via via che sperimentate il suono, tranquillamente, con fiducia e curiosità. Per esempio il suono che inizialmente si fermava al vostro lato destro, senza attraversare quello sinistro, potrà trovare la strada per comunicare lì dove inizialmente questo non succedeva, riattivando ciò che si era assopito e, come vasi comunicanti, mettendoli in relazione. Sarete più “interi”. Ma anche i suoni delle vocali che si presentano da subito più vostri , più piacevoli e facili hanno qualcosa di speciale da regalarvi. Cantando e ripetendo quelle vocali, le loro vibrazioni in qualche modo vi rinforzeranno e vi faranno venire voglia di allargare i polmoni e di occupare più spazio e più “aria” intorno a voi. Vi regaleranno un nuovo modo di provare il piacere di stare con voi stessi e di rinforzarvi: utile ogni volta che sentite il bisogno di un poco più di tono, o di stare nella fiducia in voi stessi, cantate la vostra o le vostre vocali piacevoli. Proseguendo oltre possiamo allora sperimentare l’ effetto delle diverse tonalità. Il tono che usiamo è il veicolo espressivo più importante in quanto il tono è quello che dà colore al suono. Provare per credere. Sempre utilizzando le vocali provate ad utilizzarle con toni diversi, più cupi e chiusi o più aperti, oppure più acuti o sussurrati o graffianti. ..Di nuovo ascoltate come reagisce il vostro corpo a secondo del tono che usate e che sensazioni suscita in voi. Giocate, è divertente passare da un tono ad un altro, senza per forza doversi attestare su di uno in particolare, senza prendere troppo sul serio l’effetto che fa. È un buon allenamento per avvicinarsi alle emozioni che quei suoni dalle diverse tonalità cominceranno a stimolare. Di nuovo ascoltatevi, con quali vi sentite più a vostro agio? Quali sentite più vostri e quali invece no? o?… È possibile che facciate scoperte inaspettate su di voi …per esempio con dei toni che magari non vi permettete di usare mai e che in fondo non sono poi così male….
A questo punto possiamo allargare gli orizzonti dei suoni e sperimentare i diversi toni anche delle parole passando per esempio da un “Buongiorno” gentile ad uno invece nervoso ad un altro aggressivo, e potreste così giocare impersonando i tanti personaggi che quei toni possono richiamare, entrando ed uscendo dai ruoli, …dando luce in questo modo a qualcosa dei tanti aspetti di
voi.
Anche il corpo è certamente coinvolto nell’espressione sonora quindi, come passo ulteriore, potrebbe interessarvi associare movimenti delle braccia, delle gambe, del bacino, della testa, delle spalle .. o anche solo dei muscoli del viso mentre interpretate i vari toni e suoni.
E se c’è qualcosa che vi pesa, vi disturba, vi addolora o vi fa arrabbiare  beh…non c’è niente di male, dedicare uno o due minuti ad esprimerlo almeno a voi stessi.
Dare voce alle diverse sfaccettature delle nostre espressioni ci permette di spaziare con meno attaccamento e giudizio dentro di noi, rinforzandoci e permettendoci di essere in una maggiore chiarezza anche nel rapporto con l’esterno. E pensate che quel senso che potrebbe farsi sentire, di vergogna o di giudizio, che vi fa pensare di essere ridicoli nel fare queste esperienze con la voce, è proprio quello che ci impedisce di accedere oltre a quella soglia dietro a cui ci nascondiamo, nell’accettazione di ciò che siamo, lì dove abita la nostra vera libertà e l’opportunità di realizzare quello che ci rende pienamente vivi.
“L’essere umano deve imparare a servirsi del suono se vuol partecipare all’opera divina. Il saggio, qualunque sia la religione a cui appartenga, deve essere simile al sacerdote giusto di voce dell’Egitto, o al cantore dell’India, o all’eroe solare delle mitologie, il grande Ermete il cui magico canto attirava le fiere ebbre di gioia ."

nota 1 “Libera il tuo destino attraverso l’uso della tua voce” pag 17
Karina Schelde ed.Macro
nota 2 “Libera la voce della tua Anima” pag 13 Karina Schelde ed.Macro
nota 3 “Libera il tuo destino attraverso l’uso della tua voce” pag 11 op.cit.
nota 4 “432 Hertz: la rivoluzione musicale” pag 128
Riccardo Tristano Tuis ed. Nexus
nota 5  “Scienza e Conoscenza” n° 42 pag 16 Marco Capozza – Laura Pieroni
nota 6                    “             pag 30 Federica Gorni
nota 7  “Musica e suoni nell’arte della guarigione” pag 51
Luca Vignali  ed. La Mandragora
nota 8  “Scienza & Conoscenza” n° 51 pag 45  Carmen Di Muro
nota 9              “             n° 42 pag 17 Marco Capozza e Laura Pieroni
nota 10 “432 Hertz la rivoluzione musicale”  pag 34 op.cit.
nota 11            “                           pag 36
nota 12 “Musica e suoni nell’arte della guarigione” pag 50 op.cit.
nota 13 “432 Hertz la rivoluzione musicale” pag 128 op.cit
nota 14                 “                     pag 154
nota 15  “Musica e suoni nell’arte della guarigione”  pag 15 op.cit.
nota 16  “432 Hertz la rivoluzione musicale” pag 163 op.cit.       
nota 17 “Le rythme, créateur de forces et de formes” Anne Osmont
Parigi, Les Editions de Champs Elysees  1942